Gli effetti psicologici del fotoinvecchiamento

Il fotoinvecchiamento

Il fotoinvecchiamento è uno stato d’invecchiamento rapido della pelle che è causato dall’esposizione prolungata e non protetta ai raggi solari e ultravioletti.

Questi fattori sono alla base di un danno cronico provocato al collagene, la principale proteina presente nel tessuto connettivo umano delle cellule cutanee, che si somma a quello dell'invecchiamento biologico (cronoinvecchiamento).

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All’origine del fotoinvecchiamento ci sono condotte scorrette come la ricerca di un’abbronzatura rapida senza ricorrere all’uso di adeguate creme solari, l’esposizione al sole nelle ore estive più calde della giornata, il pericoloso utilizzo di lampade abbronzanti e di prodotti fotosensibilizzanti come profumi, cosmetici o alcuni farmaci oppure il semplice svolgere attività professionali particolarmente esposte, durante tutto l’anno, ai raggi UV (es. Agricoltori, pescatori, professionisti delle attività sportive all’aperto etc.).

Come si manifesta

Il fotoinvecchiamento si manifesta con rughe profonde, perdita di elasticità, alterazioni del colore della cute, pelle secca e ruvida, presenza di capillari dilatati su guance, naso e orecchie, macchie solari, desquamazione, cheratosi attiniche, definite precancerosi, fino ad arrivare a tumori della pelle più invasivi.

 

Fotoinvecchiamento e malessere psicologico

Il processo di fotoinvecchiamento, oltre ad essere predittivo di alterazioni della nostra salute fisica, dal momento che può portare allo sviluppo di cellule potenzialmente cancerogene, può rappresentare anche il fattore scatenante di un profondo malessere psicologico ed emotivo.

Constatare un invecchiamento precoce della propria pelle può infatti causare sia nelle donne, che negli uomini, vissuti di profonda insicurezza legata alla propria immagine. Tutto ciò risulta aggravato dal fatto che i modelli che la società ci impone sembrano essere costantemente spinti verso la ricerca della giovinezza eterna e della perfezione estetica.

Se consideriamo inoltre che la pelle, in particolare quella del viso, rappresenta il primo tramite di contatto con il mondo esterno, è facilmente comprensibile come il fotoinvecchiamento possa alimentare vissuti di inadeguatezza e di disagio profondo.

Tutto ciò, inoltre può essere acuito da rammarico e sensi di colpa per non essersi presi cura in maniera adeguata della propria pelle.

 

Come affrontare il malessere psicologico

Innanzitutto è bene ricordare l’importanza fondamentale di rivolgersi sempre a specialisti qualificati che possano fornire un aiuto concreto al proprio problema.

Il consiglio è pertanto quello di richiedere assistenza psicologica qualora si abbia la sensazione di non riuscire a convivere serenamente con il proprio aspetto fisico.

Nello specifico, tra i sintomi di sofferenza psicologica possono comparire:

  • la tendenza a confrontare costantemente il proprio aspetto con quello delle altre persone;
  • deflessione dell’umore;
  • bassa autostima;
  • sintomi di tipo ansioso quando si è in mezzo alle altre persone, per la paura che quest'ultime notino i presunti difetti della pelle;
  • difficoltà a instaurare nuove relazioni.

Tali sintomi rappresentano dei preziosi campanelli d’allarme che non devono mai essere sottovalutati e minimizzati e per i quali, talvolta, si consiglia di iniziare un percorso che permetta di comprendere le ragioni profonde del proprio malessere per giungere ad una piena e profonda accettazione di sé.

Tale accettazione è importante non solo a livello psicologico, ma anche come “coadiuvante” nella cura del problema fisico specifico (come nel caso del fotoinvecchiamento) perché aiuta chi ne soffre a prenderne atto e ad assumere un atteggiamento attivo per contrastarlo.

Si possono inoltre apprendere delle strategie più funzionali rispetto a quelle utilizzate in passato per prendersi cura di sé, del proprio corpo e del proprio benessere, abbandonando qualsiasi ideale irraggiungibile di perfezione che porta a giudizi eccessivamente rigidi e negativi verso di sé e la propria immagine.

In collaborazione con:
Dott.ssa Alessia Madonia
Psicologa clinica
http://www.alessiamadonia.it
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